Banksy, Jack and Jill (Police Kids), 2005
Roma – Le porte del cinquecentesco Chiostro del Bramante si aprono su una delle figure più amate e più discusse degli anni Duemila: Banksy, lo street artist senza volto che – volente o no – ha conquistato i riflettori dell’arte globale. Se la sua identità resta blindata, in Banksy A Visual Protest l’artista si svela attraverso 90 opere intrise di ironia e di mistero, di politica e di denuncia, capaci come poche di parlare al presente. L’appuntamento è a Roma dal prossimo 8 settembre e promette sorprese: a partire dall’insolito accostamento del writer di Bristol con Raffaello, pittore di muri nella vicina Santa Maria della Pace.“In mostra ci saranno i lavori realizzati tra il 2001 e il 2017 per il mondo del collezionismo: oli, carte, stampe, progetti per libri, copertine di vinili o cd come quelli dei Blur, amici dell’artista. E naturalmente le opere iconiche, come Girl with a Ballon o Love is in the Air”, anticipa ad ARTE.it il direttore scientifico del Chiostro del Bramante Natalia de Marco. “Esploreremo tutta la produzione di Banksy, esclusi i muri, perché crediamo il loro posto sia nelle strade e nelle città. Il collezionismo che si è creato intorno ai muri – pezzi staccati, porte rubate – è stato volutamente escluso dalla selezione. Ma per rendere la mostra veramente completa, sui muri di Banksy avremo delle bellissime proiezioni. La visita sarà accompagnata da un racconto di mostra pensato per noi da Angela Rafanelli, che coinvolgerà il visitatore con un dinamismo che ben si adatta all’artista”.


Banksy, Happy Choppers, 2003. Screenprint on paper / serigrafia su carta, Brandler Galleries (Brentwood)

Che cosa rende questa mostra speciale rispetto ai progetti su Banksy visti negli ultimi tempi?
“Tutte le opere che esporremo hanno ricevuto l’ok dalla Pest Control, l’unica società autorizzata a certificare l’autenticità dei lavori di Banksy. Perché in giro di opere non certificate ce ne sono molte”.

Al Chiostro Banksy dialoga con Raffaello. Come mai? E che cosa si dicono?
Banksy a Visual Protest sarebbe dovuta partire a marzo, in coincidenza con il cinquecentenario della morte di Raffaello. Al Chiostro del Bramante abbiamo la possibilità di ammirare il suo straordinario affresco delle Sibille – da poco restaurato – grazie a una grande finestra che dà sulla Basilica di Santa Maria della Pace. Siamo partiti dall’idea che quando nasce l’arte è sempre contemporanea: Raffaello fu un gigante del Rinascimento, ma anche un rivoluzionario rispetto alla sua epoca. Stessa cosa per Banksy oggi. La mostra innescherà un dialogo tra due innovatori che in tempi molto diversi hanno cambiato l’approccio all’arte”.


Raffaello Sanzio, Sibille e Angeli, 1514. Basilica di Santa Maria della Pace, Roma. Sailko / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)

Che cosa farebbe Banksy se potesse veramente intervenire sui muri eretti da Donato Bramante?
“Probabilmente nulla, ha un grandissimo rispetto dei luoghi. Potrebbe lasciare un segno per il Chiostro del Bramante, non sul Chiostro del Bramante”.

Perché una mostra su Banksy?
“Nonostante voglia risultare sconosciuto e e non ami essere musealizzato, Banksy è uno dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea. Un museo non può ignorarlo: è necessario fare il punto su di lui, perché rappresenta un importante fenomeno culturale. C’è chi sostiene che uno street artist non possa stare in un museo. Ma Banksy ha prodotto molte opere per il collezionismo ed è uno degli artisti più influenti della scena attuale. Noi lo abbiamo trattato al pari di Turner, di Bacon e Freud, inutile girarci intorno. Naturalmente ci aspettiamo che lui contesti la mostra come contesta tutto e tutti, è nel gioco dei ruoli e secondo me quello che Banksy in fondo vuole”.


Banksy, CND Soldiers, 2005, Screenprint on paper, 70 x 50 cm. (© Artrust)

Come mai Banksy piace tanto? E da chi è composto il suo pubblico?
“Piace perché è immediato, perché le opere hanno sempre almeno una doppia lettura: c’è la parte ironica, ma anche quella socialmente impegnata. Prendiamo Jack and Jill, per esempio. A prima vista sono solo due bambini allegri che corrono con un panierino in mano. Dopo un attimo ti accorgi che sono bardati con i giubbotti antiproiettile della polizia. Banksy di solito è associato a un pubblico giovanissimo, che noi ci aspettiamo di vedere al Chiostro del Bramante. Ma ormai rappresenta un artista e un fenomeno globale, che è riuscito a dire la sua perfino nei giorni del lockdown: tutti lo conoscono e anche gli adulti stanno iniziando ad apprezzarlo”.

Tra quelle esposte, secondo Natalia de Marco qual è l’opera che più rispecchia i nostri tempi?
“Per il manifesto della mostra abbiamo scelto un’opera non troppo nota: se guardiamo a quello che sta succedendo negli Stati Uniti col caso Floyd, l’immagine di Jack and Jill è davvero molto contemporanea”.


Banksy, Jack and Jill (Police Kids), 2005. Screenprint on paper/ serigrafia su carta, Collezione privata

Organizzata da DART Chiostro del Bramante in collaborazione con 24Ore Cultura e ideata da Madeinart, Banksy A Visual Protest è in programma a Roma dall’8 settembre 2020 all’11 aprile 2021, con ARTE.it come media partner.